martedì 15 agosto 2017

Il grande volo






“Nec te ad ima permittit res quae sursum trahit vel rapit. Nullas alias sursum eundi machinas quaeras; amando niteris, amando raperis, amando pervenis.”



Non cercare nessun altro mezzo per salire in alto: amando fai leva, amando sei trasportato in alto, amando ci arrivi.



Augustinus







Mercede



Giuso nel cuore

di Madre al seguito

al gran dolore



unico dono

per anima e corpo

il grande volo.







Orlando A. Cangià


domenica 16 aprile 2017

Il trionfo della Vita






Quello che dalla schiavitù alla libertà

fu un tempo per altri il passaggio,



oggi per noi di nuova Vita

incommensurabile dono.



Orlando A. Cangià






Promessa



Lento, ma certo cala il vespero

e scorge un pargoletto querulo,

orbato ormai della panacea,

in riva al mare di Galilea.



“Mio Signore, sono disperato

hanno atrocemente giustiziato

l’uomo che sapeva ascoltare,

comprendermi e sempre perdonare.



Lo potessi un istante rivedere,

e con tutto lo slancio abbracciare”.

“Ecco ora puoi finalmente farlo,



quell’uomo son Io che ti parlo,

non ti avrei mai abbandonato e,

come promesso, sono ritornato.





Orlando A. Cangià

venerdì 14 aprile 2017

Lemà sabactàni






Tolle argumenta, ubi fides quaeritur.
Togli via le argomentazioni dove si richiede la fede.

Ambrosius


Lemà sabactàni

Riecheggia ancora
la risposta di allora
d’un apocalittico cielo
all’ultimo fiato
nell’idioma parlato
da un Dio fatto uomo.

Più che la sofferenza
fu prima l’abbandono
di un Padre Onnipotente
costretto dal Richiedente
agli inferi far scendere
un Dio fatto uomo.

Dove ardere con sé
tutti gli amari perché
con cui, fino alla fine,
la moltitudine di figli
avrebbe afflitto il Padre
di un Dio fatto uomo.

E thà la Rinascita
pria del Primogenito
poscia di coloro che
Gli doneranno il cuore.
Quale maggior amore
per un Dio fatto uomo?

Orlando A. Cangià

venerdì 7 aprile 2017

Dies natalis




All'alba del 7 aprile del 1983 uno straordinario coro di uccelli salutava il mio caro papà che partiva per


L’ultimo viaggio


Al grido dei gabbiani
che destò dall’attesa,
quel dì la quiete,
vinto ogni dolore,
rapì il cuore

e lo affidò
a tal novello mare
che, privo d’orizzonte,
tutti in Tutto
fa naufragare.



Orlando A. Cangià

domenica 19 marzo 2017

Un prodigio dell'amore






“Il 19 marzo del 1969 arrivavo a Genova, proveniente da Alessandria d’Egitto, solo dopo una settimana di navigazione in quanto la M/N Ausonia sulla quale viaggiavo aveva in programma per quella stagione una crociera nel Mediterraneo toccando i porti di Beirut, Limassol, Pireo, Siracusa Marsiglia e Genova. 
Dopo essere vissuto lontano dalla famiglia per ben sette anni per ragioni di studio nel Medio Oriente avevo deciso di ritornare finalmente a casa ed avevo avvertito, tramite cartolina postale, i genitori rimpatriati ormai da anni in Italia che sarei arrivato proprio quel giorno non immaginando che le Poste avrebbero recapitato la missiva con notevole ritardo. 
Mentre la nave entrava nel porto di Genova vedevo un uomo in testa al molo che attendeva ansioso: man mano mi rendevo conto che era il papà che, per quanto venivo a sapere più tardi, quella mattina, pur essendo un giorno festivo, aveva voluto ugualmente raggiungere il porto, dove abitualmente lavorava, convinto di incontrare il figlio.”



L’incontro 

Quel giorno di marzo
sul Ponte dei Mille
un uomo attendeva
del figlio il ritorno. 

Spinto lì dal conforto,
senza nulla sapere
dei prodigi inattesi
dell’amore di un padre.
Era mio padre.

Orlando A. Cangià


“La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli” così diceva Democrito, già nel V secolo a.C. Ho scelto queste parole, così forti, per commentare questa opera del poeta Cangià, un inatteso e commovente salto fino alla ragione più profonda dell’essere padre e dell’essere figlio. Sono grata al Maestro per averci donato questo sentito e commovente ricordo personale, che sapientemente ha saputo rivestire di quella meravigliosa aura di universalità, una capacità che hanno solo i grandi artisti della parola. E dei sentimenti. Proprio nel giorno in cui si festeggia San Giuseppe, che tanto ha fatto e tanto ha sofferto per suo figlio, nostro Signore Gesù, dandoci così esempio superbo di amore paterno che nulla cancella, che nulla dimentica, ecco questa poesia che si pone ai nostri occhi, con una potenza inaudita, con una forza sorprendente. L’incontro. Perché di questo si tratta. Di un padre e di un figlio che fa ritorno tra le sue braccia. Due universi lontani, due stelle nell'infinito universo della nostra umanità, due guerrieri della vita. 
“Ma per il guerriero della luce non esiste amore impossibile. Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall'indifferenza o dal rifiuto,” diceva Paulo Coelho. Proprio come fa un padre con suo figlio. Al maestro Cangià voglio dire che su quel ponte dei Mille, a Genova, assieme a lui e grazie a lui, ci siano tutti. Ognuno con le proprie miserie, gioie e amarezze. Anche chi, come me, su quel ponte ci sarebbe voluta stare infinite volte, per incontrare quel padre che mai seppe stringere a se. Quindi, grazie per aver reso questo giorno in cui si festeggiano i papà, così pregno di significato. 
Perché un guerriero, senza amore non è nulla.” 

Maria Serena Cavalieri